Riae interview by Giornale Di Puglia

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Riae interview by Giornale Di Puglia

Suicide Girls: erotismo fra gli anni ’50 e il terzo millennio

 

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di PIERPAOLO DE NATALE – Nel 2001 a Portland (Oregon) fu lanciato Suicide Girls, un sito internet che in pochi anni ha conquistato un ruolo predominante nel web, aggiudicandosi una larga fetta di internauti. In cosa consiste? Si tratta di un portale che offre immagini softcore e profili di giovani e appetenti ragazze dark, punk, indie e chi più ne ha, più ne metta. Un grosso contenitore virtuale in cui pescare alla ricerca di svariati stili, ognuno interpretato, rivisitato o emulato da ragazze di tutto il globo. Ogni suicide girl pubblica i propri contenuti, da scatti osè a video sexy, la cui fruibilità solitamente richiede un’iscrizione a pagamento.
Il fenomeno delle suicide girl ha subito conquistato terreno in tutto il mondo, aggiudicandosi migliaia di users anche in Italia. I gestori del portale affermano di ricevere migliaia di richieste da parte di ragazze che desiderano entrare a far parte di questa dimensione, ma riferiscono di accoglierne non più di una al giorno. In genere è sufficiente che ognuna di loro rappresenti un’ideale di bellezza alternativo e non convenzionale, poi – una volta online – ciascuna è libera di scegliere come meglio crede i contenuti del proprio profilo.

 

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Da servizi fotografici amatoriali o professionali ad aneddoti e pensieri personali, ogni ragazza gestisce in autonomia il proprio spazio. Ad oggi nel nostro Paese si contano circa trenta bellezze iscritte al sito, mentre l’utenza italiana è prevalentemente compresa fra i 18 e i 25 anni. Per comprendere meglio questa realtà, velata di affascinante erotismo che oscilla tra il terzo millennio e gli anni ’50, abbiamo intervistato una delle italiane più seguite. Ecco in esclusiva per il Giornale di Puglia cosa ci ha risposto Riae, suicide girl italo-irlandese che (solo su Instagram) conta quasi 650 mila followers.
A quanti anni sei entrata nel mondo delle Suicide Girls e cosa facevi prima?
Sono diventata una suicidegirls nel 2007, quando avevo 23 anni. In quel periodo mi ero appena trasferita a Berlino, dopo aver trascorso qualche anno a lavorare in un bar della Sardegna, nella città in cui sono cresciuta. Nella vita ho fatto i più svariati lavori, non sono una che riesce a stare con le mani in mano.Qual é la settimana tipica di una Suicide Girl?
Dipende molto dai momenti. Ci sono settimane in cui tutti i giorni ho un impegno diverso in ogni parte d’Italia, che si tratti di set fotografici, video musicali, riprese per serie o film. Quando è così, mi sveglio alle 5 del mattino per poter essere molto presto sul luogo e torno a casa molto tardi (spesso mi capita di stare fuori casa diversi giorni durante la settimana). Se, invece, ho meno set fotografici, posso dedicarmi alla famiglia, ai miei cani e a vari interessi come cucina, yoga, studiare per diventare educatore cinofilo e creare gli abiti per i miei set.Basta curiosare sui vostri account di Instagram per scoprire quanto siate seguite. Postare foto è redditizio?
Io posso parlare per me, non per le mie colleghe e la risposta è “purtroppo no”. Credo che si potrebbe monetizzare grazie ai profili con molti followers, ma la realtà è che molti marchi, specie italiani, non vogliono assolutamente spendere e investire soldi (è comunque vero che si hanno dei pregiudizi verso modelle di nudo come me) e preferiscono dare merce gratis a influencer con qualche migliaio di followers. Per me va bene, non voglio usare i miei followers per arricchirmi, nè voglio riempirli di spam pubblicitario.
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Esistono particolari requisiti fisici per diventare Suicide Girls?
Assolutamente no, non si devono neanche avere per forza tatuaggi o capelli colorati, come si potrebbe magari immaginare guardando gli scatti della maggioranza delle Suicide Girls. Non ci sono caratteristiche particolari ed è proprio questo il bello. Il sito propone ogni tipo di bellezza e, come sappiamo, la bellezza è soggettiva, quindi sul portale è facile trovare ogni tipo di ragazza.
Alcuni vi hanno etichettate come meretrici del terzo millennio. Cosa replichi a queste parole?
Mi sai dire a che ora bruciano le streghe questi individui? Ovviamente scherzo! Ogni persona è libera di pensare quello che vuole: ciò che è giusto per me, può essere sbagliato per un altro, e chi lo sa chi ha ragione? “Vivi e lascia vivere” è il miglior motto che esista.
Posando in determinati scatti, ti é mai capitato di ricevere offese o messaggi sgradevoli dai tuoi follower? Come hai reagito?
Assolutamente sì, soprattutto da donne e in genere da italiani. C’è chi mi dà della poco di buono, chi mi dice che mi sono rovinata con tutti questi tatuaggi, chi mi augura di morire e molte altre offese… La mia reazione dipende dalla giornata e dal tempo che ho a disposizione. Se ho qualche minuto in più, per esempio mentre sono in treno (mezzo su cui trascorro parecchio tempo), provo a rispondere. Mi diverto a tentare di far capire che siamo nel 2016 e che sarebbe ora di diventare un po’ più tolleranti verso gli altri, magari senza augurare la morte oppure catalogare come “prostituta”. Purtroppo quasi sempre è una partita persa, non cambiano mai idea. Se , invece, ho poco tempo, blocco chi ha scritto l’insulto, così che non veda più i miei aggiornamenti e la sua vita torni ad essere serena e felice senza essere turbata dalla mia esistenza.
(foto credit: Mel Zohan, Alex Aldegheri, Sergio Derosas)

 

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